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EMOTTISI NEGLI APNEISTI

Danilo Cialoni
Apnea Academy research
DAN Apnea Research Task force

L'emottisi dell'apneista (Presenza di sangue nell'espettorato) è un disturbo caratterizzato dalla comparsa di tosse, senso di costrizione toracica, espettorato striato di sangue o addirittura emottisi franca, associati o meno a dispnea (difficoltà respiratoria) di vario grado.
L'espettorato è il secreto che proviene con la tosse dalle vie aeree, l'apneista lo percepisce come sangue nella saliva, perché in bocca si mescola proprio alla saliva, ma in realtà proviene come spiegato dalle vie aeree.
I sintomi descritti possono presentarsi anche solo in parte, ma l'emottisi è presente nell'80% dei casi e rappresenta il sintomo di riferimento per la popolazione di apneisti oltre che il più significativo.
Uno studio epidemiologico realizzato proprio da membri di Apnea Academy Research per indagare la frequenza del fenomeno ha evidenziato che oltre il 25% dei praticanti apnea e pesca subacquea è stato vittima almeno una volta di questa specifica patologia durante la propria carriera.
La sintomatologia scompare quasi sempre in poche ore senza lasciare alcun disturbo apparente, i ricercatori si interrogano però sulle conseguenze a lungo termine che episodi ripetuti nel tempo possono avere sulla normale funzionalità dell'apparato respiratorio.
Molti aspetti del fenomeno sono ancora poco chiari, ma molti ricercatori concordano nell'identificare nel fenomeno del "blood shift" (Spostamento di sangue dalla periferia dell'organismo verso il centro, polmoni in particolare) una delle cause.
Questo fenomeno infatti, se pur affascinante da un punto di vista fisiologico, sottopone le strutture anatomiche di competenza a stress molto elevati e spesso superiori alla loro capacità di resistenza.

È per questo motivo che l'adattamento può essere un elemento decisivo che spinge gli studiosi a consigliare:

a) un adeguato riscaldamento prima dei tuffi profondi;
b) particolare attenzione ad inizio stagione;
c) evitare sforzi in profondità (specialmente per compensare).

Fattori predisponenti

Gli studi a cui si accennava hanno anche cercato di valutare se i soggetti colpiti avessero delle caratteristiche comuni che predisponessero allo sviluppo del fenomeno.
È emerso che l'emottisi dell'apneista non si associa a nessuna caratteristica biometrica (atleti alti, bassi, magri oppure soprappeso, sono colpiti con la stessa frequenza), anche nel caso di patologie croniche dell'apparato respiratorio (come Asma), oppure di abitudini come quella del fumo di sigaretta, non sono emerse particolari predisposizioni.
Continuando ad indagare però i ricercatori hanno scoperto che i soggetti con difficoltà di compensazione, così come coloro che sviluppavano forti contrazioni diaframmatiche presentano la patologia molto più spesso rispetto al campione di confronto.
Questi dati, in un primo momento di difficile interpretazione, sono divenuti sempre più comprensibili a mano a mano che nuovi test spiegavano il meccanismo con cui si sviluppa il fenomeno.
Il dato più interessante è che i casi aumentano sensibilmente con l'aumentare della profondità operativa del subacqueo, condizione in cui ovviamente si ha un aumento della pressione ambiente.
Aumento della pressione ambiente, sforzi durante la manovra di Valsalva per compensare, contrazioni diaframmatiche, tensioni muscolari della regione toracica sono tutte condizioni che aumentano la pressione intratoracica.
Sembra quindi, in linea con quanto emerso in situazioni analoghe in altri sport, che il meccanismo che genera il fenomeno sia legato ad un aumento della pressione nel circolo polmonare.
Questa situazione determina una sindrome da stress dei capillari polmonari con stravaso di liquidi ed in particolare di globuli rossi.
Si tratta di un fenomeno molto studiato in altre condizione come l'esposizione alle alte quote, oppure gli sforzi estremi sia negli uomini che negli animali, ma ancora poco indagato in ambiente iperbarico.

Consigli per evitare il disturbo

Come già detto, anche se non esistono al momento prove definitive sulla genesi del problema, tutti i dati fanno pensare che alla base vi sia un aumento della pressione nei capillari polmonari.
Per questo motivo molti ricercatori suggeriscono, soprattutto ai soggetti predisposti, un lento adattamento alla profondità (e quindi alla pressione), sia in termini di raggiungimento delle nuove quote assolute sia in termini di riscaldamento in ogni seduta di allenamento.
Una serie di tuffi a pochi metri di profondità (3/7 metri) ed un successivo incremento graduale prima di concedersi discese profonde sembra infatti un ottimo metodo per diminuire e spesso eliminare definitivamente il problema.
Questi tuffi di riscaldamento infatti potrebbero consentire al circolo polmonare una migliore distribuzione del flusso sanguigno che raggiunge il polmone per il blood shift, un po come il riscaldamento muscolare che si fa prima di una attività fisica.
Inoltre i soggetti predisposti devono astenersi da ogni tipo di sforzo durante l'immersione, compensazioni forzate, eccessivo lavoro muscolare (come per disincagliare un àncora ad esempio) possono predisporre a questo tipo di incidente.
Esiste infine un'ultima, ma importante, attenzione che è quella di non superare le quote dove si avverte una sensazione di fastidio legato alla pressione. Solitamente questo fenomeno si avverte in prossimità della nostra quota limite con una specie di nodo alla gola e l'impossibilità di compensare; questo è il momento in cui mettere in pratica tutti i consigli di un'apnea che provochi benessere, evitando di proseguire con sforzo ed evitando continui tentativi di compensazione.
Molti apneisti intervistati hanno dichiarato di avere più frequentemente il disturbo se incorrono nelle situazioni sopra descrittte.
Questo è forse l'aspetto più importante perché può rivelarsi un segno decisivo per prevenire il fenomeno.

Approfondimento

Perché non si deve trascurare!
L'apneista deve abituarsi a prendere in seria considerazione questo fenomeno anche se spesso si risolve spontaneamente ed in brevissimo tempo.
Esiste infatti documentazione di alcuni casi con compromissione della funzione respiratoria importante, con estesa emorragia intra-alveolare associata a grave sensazione di costrizione toracica e grave difficoltà respiratoria.
In questi casi i tempi di recupero, fisici e mentali, possono essere molto lunghi .
Inoltre non va trascurato che episodi ricorrenti potrebbero avere conseguenze a lungo tempo anche gravi sull'integrità delle strutture interessate che, vale la pena ricordarlo, sono destinate agli scambi gassosi, in particolar modo all'ossigenazione del sangue.
Va infine ricordato che i soggetti colpiti una prima volta tendono ad avere episodi sempre più frequenti per stimoli sempre minori se non vengono adtotatte le precauzioni riportate nell'articolo.