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VARDAR o VARDARAC

Per le sue particolari caratteristiche questo vento lo possiamo paragonare ad una sorta di “Mistral” dell’alto mar Egeo, capace di produrre intense burrasche da NO, con venti medi sostenuti pronti a raggiungere anche forza 8-9 della scala “Beaufort”, che si propagano rapidamente a tutto l’Egeo, fino al tratto antistante le coste della Turchia occidentale e il nord dell’Egitto. Molto spesso il “Vardarac”, quando spira in modo intenso e burrascoso, si spinge fino oltre l’Isola di Dolo, ove assume una direzione più da N-NE o da NE. Talvolta raggiunge anche le isole del Dodecaneso, spirando in modo continuo anche per diversi giorni.

Il flusso che attiva i freddi venti di Vardarac si origina sui Balcani meridionali, quando intense correnti da NO o da N-NO scivolano sull’entroterra balcanico, a seguito dell’affondo di una avvezione d’aria fredda verso la Grecia o il mar Egeo. Di solito, in queste situazioni, i freddi venti provenienti da NO scivolano dalle montagne della Macedonia verso le vallate sottostanti, incanalandosi all’interno di esse per proseguire verso la Macedonia greca, con intensi venti da N-NO o Nord che vanno poi a sboccare sull’alto mar Egeo, lungo le coste della Grecia settentrionale. Il Vardarac si forma all’interno della vallata dove scorre il fiume Vardar, che attraversa la piccola Repubblica di Macedonia, con un orientamento da N-NO a S-SE. In questa vallata è sita anche la città di Skopje, che è la capitale della Macedonia. Il freddo vento da N-NO una volta incanalato lungo la valle del Vardar tende notevolmente a rafforzarsi, specie se si vengono ad originare delle forti differenze di pressione fra l’Europa centro-orientale e il mar Egeo.

 Una volta percorsa l’intera vallata il Vardarac dalla Repubblica di Macedonia irrompe sulla Macedonia greca tramite il passo Moravia-Vardar, uscendo poi a ventaglio sull’area della città di Salonicco con forti e fredde raffiche da N-NO o da Nord che portano bruschi e improvvisi cali termici, alle volte accompagnati o preceduti da piogge, rovesci e manifestazioni temporalesche che fanno seguito alla flessione delle temperature, con l’ingresso dei primi nuclei di aria fredda sull’alta costa del mar Egeo (per questo viene paragonato al “Mistral“). Ad esempio, tra tra il 12 e il 13 Gennaio 2003, su Salonicco il termometro in poche ore oscillò dai +19° a soli +2° non appena si è insediato il tra il Vardarc.

Spesso attraverso il passo Moravia-Vardar il Vardarac irrompe su Salonicco e sulle zone limitrofe la città greca con raffiche molto forti e turbolenti che possono agevolmente superare i 70-80 km/h, mentre in alcune circostanze, in presenza di forti “gradienti barici” (differenze di pressione) tra l’Europa centro-orientale, la regione carpatico-danubiana e il mar Egeo e il bacino orientale del Mediterraneo, le potenti raffiche da N-NO possono superare persino i 90 km/h o anche più non appena i primi spifferi di aria fredda (e molto pesante) dalle vallati della Macedonia sfondano sulla zona di Salonicco e sul nord dell’Egeo, scacciando le masse d’aria miti marittime preesistenti nella regione. Per questo il Vardarac è associato a burrasche, anche particolarmente intense che raggiungono la massima intensità subito dopo che il flusso da N-NO sfonda dal passo Moravia-Vardar.

La situazione sinottica per attivare il Vardarac si ottiene quando una profonda circolazione depressionaria dallo Ionio si allontana verso l’Egeo e il mar a sud dell’isola di Creta, mentre al contempo un promontorio anticiclonico dall’Europa centro-occidentale comincia a spingere in direzione dell’Italia, favorendo un rialzo dei valori barici sulla pianura Danubiana e sui Balcani settentrionali. Il Vardarac è molto temuto anche dai pescatori della Grecia settentrionale per le sue improvvise burrasche che possono cagionare molti danni.